vino chiaretto garda

Non chiamatelo rosato: il suo nome è Chiaretto del Garda.

Non è un semplice rosato, è il Chiaretto del Garda. È bene precisarlo: si differenzia dai rosé del resto del mondo per la sua delicata aromaticità floreale e di frutti di bosco, accompagnata da un giusto grado di acidità e da una sapidità inusuale per un rosato.


La zona tipica di produzione è quella del Garda, in particolare nella bresciana Valtenesi, dove lo riconoscono come “vino di territorio”, nella sua consolidata tipicità. È l’emblema della Doc Garda Classico, si ottiene infatti dalle uve rosse del Garda Classico (Groppello, Marzemino, Barbera e Sangiovese). Versatile e moderno, il Chiaretto è considerato un vino “da tutto pasto”, un nettare da bersi giovane, che si sposa con diversi piatti estivi, antipasti, verdure, pesce di lago, carni bianche grigliate e speziate. Ma il ventaglio di possibili accostamenti gastronomici non finisce qui.

chiaretto vino del garda

La sua singolare freschezza lo porta ad abbinamenti anche con prodotti altrettanto giovani e freschi: dai salumi non eccessivamente stagionati alle formaggelle dell’Alto Garda bresciano, fino ai primi piatti, in particolare quelli a base di pomodoro, la cui acidità crea il giusto contrasto con la freschezza del vino o, ancora, i tradizionali casoncelli della cucina bresciana.
Il colore varia dalle sfumature del petalo di rosa a rosato cerasuolo con riflessi rubini; ha un odore fine, intenso, con eventuali sentori floreali e fruttati; in bocca risulta secco, fresco, fine, sapido con spiccata salinità ed eventualmente con leggero retrogusto ammandorlato.

È un vino interessante, dalla spiccata personalità, che si ottiene senza nessuna spremitura né torchiatura. La tecnica di lavorazione usata è molto particolare e consiste nel mantenere le bucce a contatto con il mosto in fermentazione per un periodo di tempo limitato: non a caso è definito “il vino di una notte”, come da marchio registrato, poiché bastano poche ore di fermentazione in una sola notte.

Il metodo di vinificazione è quello dell’alzata di cappello, descritto dall’agronomo Agostino Gallo a metà del XVI secolo. Tale procedimento consente di ottenere un colore tenue, quindi un prodotto dalle inconfondibili tonalità del rosa pastello, che spicca sugli altri rosati per il gusto floreale e l’acidità caratteristica delle produzioni gardesane.

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Le sue origini storiche lo legano al senatore e intellettuale veneziano Pompeo Molmenti, che proprio a Moniga del Garda lo produsse per la prima volta all’inizio del Novecento, partendo dalle uve dei terreni della moglie, la nobildonna Amalia Brunati, che gli aveva portato in dote una tenuta di quindici ettari. L’idea di cimentarsi nella produzione di Chiaretto gli venne probabilmente dai numerosi viaggi intrapresi in Francia, ma l’ispirazione di ricorrere all’antico metodo del cappello sommerso – essendo lui un conoscitore dell’agricoltura antica – potrebbe essergli stata suggerita anche dalla letture dell’autore cinquecentesco bresciano Agostino Gallo, agronomo e autore di numerose pagine sulla trasformazione dell’uva in vino.

Il Chiaretto è stato uno dei primi vini, in Italia, a cui è stata riconosciuta la denominazione di origine controllata, nel 1967. La viticoltura nella zona è iniziata in tempi antichissimi, all’epoca degli Etruschi. La tecnica di vinificazione risale a tempi molto antichi, anche se fu regolamentata solo nel XIX secolo.

Proprio a Moniga del Garda, considerata la “patria del Chiaretto”, da tredici anni a inizio giugno si tiene la manifestazione “Italia in Rosa” dedicata ai migliori rosati italiani.

Francesca Gardenato
Testo
Francesco Galeone
Photographer