campo di brenzone

Campo di Brenzone.

Il tempo si è fermato a Campo, contrada a qualche centinaio di metri da Marniga frazione di Brenzone. Quello che una volta era un borgo medioevale frenetico, carico di vita, di storie quotidiane ora è un villaggio semi abbandonato; gli unici abitanti rimasti sono Oscar Simonetti, scrittore che con la sua fami- glia si è ritirato quassù per scelta ormai da più di vent’anni, e la Nuta, un’anziana signora che, assistita da una badante, si ostina a non la- sciare questa frazione di Brenzone che si staglia a 235 metri di altitudine. Solo una mancia- ta di minuti dividono come d’incanto la civiltà dei consumi, là sotto sulle rive del Garda, da un mondo che ha tenuto alle porte il Duemila, i suoi ritmi e le sue storture. Una scissione garantita da una mulattiera impervia un tempo fonte di vita del borgo medioevale. Una stradina che per secoli ha rappresentato l’unico col- legamento possibile tra il medio lago e la valle dell’Adige. Un punto obbligato di passaggio per chi avesse voluto raggiungere le pendici del Monte Baldo. Un sentiero di selciato con pietre conficcate verticalmente nel terreno per dare stabilità al passaggio delle persone e de- gli animali in grado di frenare gli smottamenti provocati dall’acqua piovana. Venti minuti, non di più, di cammino dall’ultima striscia d’asfalto di Marniga prima d’inoltrarsi in un paesaggio paradisiaco in mezzo agli ulivi con lo sguardo che spazia sul Garda, sui suoi colori trasparen- ti, limpidi, grigi e indefiniti a seconda della giornata. Ad un tratto si spalanca una breve discesa che sbatte contro il capitello posto ad inizio villaggio. Di fianco al tempietto votivo si presenta Campo, un borgo fantasma, in lotta continua e silenziosa fra le antiche pietre delle case e l’ampio manto di rampicanti che hanno invaso la minuscola frazione. Un groviglio di arbusti sempreverdi che attanagliano le pericolanti strutture. La contrada, stretta attorno

al Castello, conserva quasi completamente i caratteri originali del passato. Lo spopolamento di Campo – le fonti attestano per la prima volta l’esistenza del centro nel 1023 – iniziò a metà dell’Ottocento e si accentuò attorno al 1930 in seguito al completamento della strada Gardesana e all’abbandono dei tracciati viari a mezza costa. Il Borgo disabitato ha arre- stato la successione degli interventi edilizi lasciando cosi leggibili, in un contesto naturale

campo di brenzone

di particolare suggestione, le testimonianze materiali dei modi di costruire e di abitare che si sono succeduti nel corso dei secoli. Campo mantiene quindi la sua fisionomia medioevale con i ruderi che poggiano in parte sulla roccia, in parte sul terreno sabbioso. Tra quelle che erano abitazioni, un reticolato di viuzze strette, contorte e quasi tutte in salita, lastricate da pietre ormai lucide e consumate, con una scolina al centro o ai lati, qualche gradino nei punti più ripidi e un tombino per l’acqua. Il pittore- sco complesso del castello conserva le maggiori caratteristiche dell’architettura medioevale con i suoi due archi d’accesso forma- ti l’uno da grosse pietre sagomate e l’altro da una serie di pietre grezze. Il maniero fu abitato a suo tempo dalle massime autorità del luogo. Quasi isolata dal resto del paese si trova, ancora ben conservata, la chiesetta con abside dedicata a San Pietro in Vincoli. Sulle pareti spiccano numerosi affreschi religiosi a firma di Giorgio da Riva, pittore affrescante trentino vicino alla scuola veronese trecentesca, densi di significato e bellezza, testimonianza viva della fervida fede della gente del posto. A po- chi metri dall’oratorio l’unica fontana del paese formata da una vasca in pietra sempre col- ma d’acqua. Sorgente proveniente da un cunicolo scavato nella roccia, sulla cui apertura è stato eretto un caratteristico archetto in cotto chiuso da un cancelletto. Non c’è dubbio: Campo è un vero paradiso.

campo di brenzone
stefano ioppi
Stefano Ioppi
Testo
Mauri
Photografer